Aprire la porta non basta. Occorre garantire la possibilità di studiare, lavorare, comunicare, partecipare ai processi decisionali e influire sull’ambiente. L’inclusione non significa creare condizioni separate «per qualcun altro», ma tenere conto in modo consapevole della diversità delle persone.
Principi fondamentali
Dignità e autonomia. Ogni persona ha il diritto di scegliere la modalità di interazione, di ricevere informazioni senza umiliazioni e di prendere le proprie decisioni.
Partecipazione su un piano di parità. È importante non solo invitare una persona a un evento, ma anche offrirle un formato di partecipazione accessibile, un modo per esprimersi e la possibilità di ottenere un risultato.
Non discriminazione. Il rifiuto di un percorso di studio, di un impiego o di un servizio non deve fondarsi su stereotipi relativi alla disabilità, all’età, all’esperienza di servizio o ad altre caratteristiche personali.
Accomodamento ragionevole. Se l’ambiente generale non risponde a un’esigenza individuale, occorre valutare una modalità aggiuntiva motivata per garantire la partecipazione.
L’inclusione all’università
L’università deve essere un luogo in cui persone con percorsi diversi verso l’istruzione possano studiare senza ostacoli inutili. Per i veterani possono essere importanti orari flessibili, consulenza sul percorso accademico, aule accessibili, formati alternativi dei materiali e coordinamento con i docenti. Il sostegno si definisce attraverso il dialogo con la persona, non sulla base di supposizioni sul suo stato o sulla sua esperienza.
Team e datori di lavoro inclusivi
Un’offerta di lavoro accessibile è una descrizione chiara dei requisiti, una selezione equa, la possibilità di segnalare l’esigenza di adattare le condizioni di lavoro e il rispetto della riservatezza. Il datore di lavoro deve valutare le competenze professionali, senza ridurre la persona a una diagnosi medica o a uno status.
Etica della comunicazione
Utilizziamo le espressioni «persona con disabilità», «persona che utilizza una sedia a rotelle», «persona con disabilità uditiva» quando ciò è davvero importante per il contenuto. Non utilizziamo etichette svalutanti, eccessiva eroizzazione né storie senza il consenso dei loro protagonisti.